Patrimonio Storico | Il Borro Toscana

Patrimonio Storico

Storia, cultura
e tradizione

Una passione
di famiglia

Come ama dire Ferruccio Ferragamo è un “atto di fede che dura nel tempo”, che dal 1993 assieme alla propria famiglia ha ridato vita al millenario borgo del Borro, valorizzandone storia, tradizioni ed eccellenze. Autenticità, rispetto dell’ambiente, cultura e valorizzazione delle eccellenze locali sono i cardini della filosofia sostenibile del Borro, che ne guidano ogni scelta.

La storia del Borro

Il Borro deve la sua notorietà a vari aspetti: innanzitutto alla sua architettura e alla conformazione della zona in cui il borgo si trova; poi alle importanti famiglie a cui è stato legato nella sua storia.

La storia del Borro risale probabilmente all’età romana. Dove oggi sorge il borgo si presume che originariamente vi fosse una fortezza. Quest’area dell’alto Valdarno costituì nel Medioevo una terra di scontro fra la città di Arezzo e quella di Firenze.

La prima testimonianza scritta sul Castello risale all’anno 1254, quando un nobile milanese, il marchese Borro Borri, ne acquista la proprietà dalla famiglia Mascagni.

Dopo anni di aspre e dure lotte tra Firenze Guelfa e Arezzo Ghibellina che si contesero questa roccaforte per secoli, i fiorentini conquistarono Arezzo. Con la città ghibellina, Firenze si riprese anche tutti i castelli e le ville compresi nel comune e nel contado aretino. Nel 1384, anche il castello del Borro ritornò sotto il dominio fiorentino, seguendone le sorti.

Finalmente ritornò alla famiglia Dal Borro, quando il Granduca Ferdinando II lo concesse in feudo al generale Alessandro Dal Borro (4 ottobre 1644). Grazie a lui, nel XVI secolo sono avvenute le prime trasformazioni e ampliamenti della rocca iniziando a dar vita al contesto odierno.

Nel Settecento il Borro e le sue terre furono acquistate dalla famiglia Medici Tornaquinci fino al 1823, quando la tenuta del Borro entrò nel possesso del conte Giuseppe Della Torre Hoffer Valsassina.

Secondo la moda del tempo, gli Hohenlohe fecero costruire vicino al Borro una casa signorile di pietra e mattoni, proprio sul luogo dove si trovavano i ruderi di una antica dimora. Oltre il castello, oggi circondato dalla vegetazione, anche i Medici Tornaquinci avevano fatto erigere una piccola cappella, segno del loro passaggio al Borro.

La fattoria comprendeva, ormai, una cinquantina di poderi e si estendeva su oltre mille ettari, quando fu venduta nel 1903 ai principi Emanuele Filiberto, duca d’Aosta. Il Duca Amedeo, ottenne il Borro in eredità dai Savoia Aosta e dovette provvedere alla riconversione dell’azienda, così come tutte le altre fattorie toscane investite dalla crisi del secolare sistema di mezzadria.

Nel 1993 il Borro è poi divenuto proprietà della famiglia Ferragamo, che già da tempo si era innamorata della natura selvaggia e della storia della tenuta. La famiglia ha intrapreso un importante intervento di restauro del borgo e della villa, nel pieno rispetto delle tradizioni e storia del luogo.

Restauro

Il recupero delle antiche strutture de Il Borro, che al momento dell’acquisto presentavano ancora le ferite della Seconda Guerra Mondiale, ha coinvolto artigiani e maestranze locali per preservarne il fascino del passato. Un impegno costante nella manutenzione e nel recupero dei ruderi della campagna, per un apporto positivo alla qualità del paesaggio. La vasta opera di restauro ha contribuito altresì alla valorizzazione dei beni ambientali con il riconoscimento delle autorità locali.
Il recupero del Borgo

Cultura e tradizioni

Oggi il piccolo borgo toscano, nato più di 1000 anni fa, è un luogo dove artisti, artigiani e visitatori condividono la bellezza, lo stile e la qualità della vita che ha reso la Toscana una delle mete più amate dai visitatori di tutto il mondo. Ispirandosi agli antichi mestieri che un tempo esistevano anche al Borro, nel borgo medievale hanno riaperto le proprie botteghe artigiani locali, come l’orafo, il calzolaio e la restauratrice che ogni giorno portano avanti le loro attività con amore e perizia
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